Citrus paradisi: come coltivare il Pompelmo

Citrus paradisi: la guida con all’interno le esigenze ambientali, il terreno, l’irrigazione, la concimazione e la potatura del Pompelmo.

Il Citrus paradisi è un antico ibrido, probabilmente tra l’arancio dolce e il pomelo, il cui nome comune, Pompelmo, si può riferire sia alla pianta che al frutto.

Le esigenze ambientali

Il Citrus paradisi richiede per crescere molta luce.

Predilige perciò le posizioni soleggiate e non tollera l’ombra nemmeno per poche ore al giorno.

Nelle regioni dell’Italia meridionale, questa pianta può essere coltivata anche in collina, ad altezze non superiori ai 400 m, perché non resiste bene al freddo.

Se la temperatura tocca valori inferiori agli 0 °C la pianta subisce gravi danni.

È bene ricordare che, durante l’inverno, il Citrus Paradisi non perde le foglie e non attraversa lo stadio di riposo vegetativo.

Un periodo molto critico è rappresentato dall’inizio della Primavera: le brinate primaverili possono distruggere i fiori, che sbocciano nel mese di marzo, talvolta anche alla fine di febbraio.

Per questo motivo si consiglia di coltivare in vaso il Citrus Paradisi nelle località in cui l’inverno si protrae per lungo tempo e nelle quali esiste il rischio che si verifichino brinate anche a primavera inoltrata, in modo da poterlo ricoverare in ambiente riparato.

Il terreno

Come per tutte le piante d’Agrumi, anche il Citrus Paradisi ha bisogno d’essere coltivato in terreni fertili e ben drenati.

Il terreno più adatto per la crescita di questa coltura è fresco, ricco di sostanza organica e neutro, con un pH compreso tra i valori 6,5 e 7,5.

Il Citrus paradisi cresce stentatamente nei terreni molto ricchi di argilla, perché non tollera bene i fenomeni di ristagno idrico che frequentemente si verificano sulla superficie di questo tipo di suoli.

Quando il terreno è eccessivamente umido, in ristagno di lunga durata (superiore a 2-3 giorni) può danneggiare la crescita delle radici, che possono morire per asfissia.

La pianta non tollera bene nemmeno i terreni che contengono calcare in percentuale superiore al 5-6%.

In questo caso le foglie potrebbero ingiallire perché un elevato tasso di calcare impedisce l’assorbimento del ferro da parte delle radici.

L’irrigazione

La pianta di Citrus paradisi, per crescere, richiede molta acqua: circa 700-1000 mm all’anno.

Gli interventi vanno concentrati in Primavera ed in Estate.

È consigliabile, comunque, adottare un metodo di irrigazione che permetta ogni volta di apportare quantità limitate di acqua, come il sistema di irrigazione a goccia o quello a pioggia lenta.

Quando si adotta il metodo di irrigazione a pioggia, è preferibile distribuire l’acqua sul terreno e non direttamente sulle piante.

È bene infatti evitare di bagnare i frutti, soprattutto nelle ore più calde della giornata, perché le goccioline d’acqua si comportano come una lente e concentrano i raggi del sole sulla loro superficie provocando gravi ustioni.

Inoltre, l’eccesso di umidità sulla pianta può determinare la formazione di marciumi.

La concimazione

La coltivazione del Citrus paradisi richiede la somministrazione di concimi a base di azoto e potassio.

Durante gli anni successivi all’impianto, si dovranno somministrare regolarmente concimi chimici, secondo le dosi consigliate nella tabella, suddividendo la concimazione in due fasi durante l’anno.

Al fine di arricchire il terreno di sostanza organica, è necessario effettuare una concimazione autunnale con Stallatico Naturale, in ragione di 7-8 kg/mq, almeno ogni 3 anni.

È chiaro che in questo caso la concimazione organica sostituisce quella chimica, che perciò non deve essere eseguita nel corso dello stesso anno.

La potatura

La coltivazione delle piante di Citrus paradisi richiede potature regolari.

Durante i primi anni di crescita è bene eseguire una serie di tagli perdere alla pianta la forma definitiva che si è scelta, cioè la cosiddetta forma di allevamento.

Questo primo tipo di intervento prende il nome di potatura di allevamento e di solito termina dopo circa 4 anni dall’impianto, quando la struttura della chioma è in pratica completa.

Quando la pianta inizia a produrre frutti, cioè 2-3 anni dopo l’impianto, occorre invece intervenire tutti gli anni con una potatura di produzione, per eliminare i vecchi rami che hanno già fruttificato e consentire lo sviluppo di quelli giovani.

I rami fruttiferi hanno un ciclo produttivo di un (1) solo anno e vanno eliminati in misura media del 50%.

Questa operazione deve essere eseguita nei mesi primaverili o all’inizio dell’anno.

Vi è un periodo, della durata di due-tre anni, nel quale la potatura di allevamento si esegue contemporaneamente a quella di produzione.

In pratica, con un’unica operazione si modifica la forma della pianta e si asportano i rami fruttiferi che hanno già prodotto e che sono ormai esauriti.

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PDPK di Mauro Panzarola

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