Coltivare l’Actinidia – Kiwi, la guida completa

PDPK di Mauro PanzarolaColtivazione, GuideLasciare un Commento

L’Actinidia è la principale specie della famiglia delle Actinidiacee ed è originaria delle regioni orientali dell’Asia, quasi sicuramente della Cina meridionale.

Già nel Quattrocento i Cinesi raccoglievano e consumavano i frutti di questa pianta, i kiwi.

La sua coltivazione è iniziata in Giappone a metà circa del secolo scorso per poi diffondersi soprattutto in Nuova Zelanda, che ancora oggi è il Paese maggior produttore di kiwi su scala mondiale.

L’introduzione dell’actinidia in Europa, a cominciare dalla Francia e dall’Inghilterra, risale all’inizio di questo secolo.

Tuttavia, soltanto negli anni Sessanta è iniziata la sua coltivazione in pieno campo.

La diffusione di questa pianta in Italia è avvenuta molto rapidamente dalla metà degli anni Settanta, tanto che oggi il nostro Paese è il secondo produttore al mondo di Kiwi.

Le piantagioni di Kiwi sono diffuse negli orti familiari di diverse regioni dell’Italia centrale e settentrionale; nelle regioni meridionali sono state introdotte da pochi anni.

La coltivazione specializzata è circoscritta: circa i 2/3 dei kiwi venduti sul mercato italiano provengono infatti da Emilia-Romagna, Veneto e Trentino-Alto Adige.

Com’è fatta la Pianta

L’Actinidia è una pianta arbustiva che ha un portamento rampicante molto simile a quello di una vite abbastanza vigorosa.

Quando cresce spontaneamente tende ad attaccarsi ad altre piante.

I Frutti

Le parti utilizzate sono i Frutti, cioè i Kiwi, che sono bacche in genere di forma ovale.

La buccia è quasi sempre ricoperta di una fitta peluria tranne che in pochissime varietà.

È di colore bruno con tonalità diverse.

I kiwi hanno una lunghezza di circa 5 cm e un diametro di circa 3 cm. il peso di ogni frutto oscilla tra 70 e 110 g.

La polpa è succosa, ha un sapore abbastanza dolce e insieme asprigno e ha un caratteristico colore verde smeraldo, che a volte tende al giallo.

Contiene vitamina C in dosi molto elevate.

All’interno della polpa, nella parte centrale, sono contenuti numerosi semi, in genere più di 1000, di piccole dimensioni.

Il picciolo, di media lunghezza, collega il frutto al ramo; di solito durante la raccolta si spezza nel punto in cui è unito al Kiwi.

Il Fusto

Le varietà coltivate presentano un unico Fusto, mentre le varietà spontanee ne hanno anche 3 o 4.

La lunghezza varia da 1 a oltre 2 m, a seconda della vigoria della pianta.

I Rami

La chioma di questa pianta ha una modesta ampiezza ed è formata da Rami molto flessibili: essi sono di colore variabile tra il bruno-rossiccio e il verde oliva a seconda della varietà.

Le piante spontanee si aggrappano ad altre piante, mentre per le varietà coltivate viene predisposta un’apposita struttura di sostegno, costituita da pali in legno o cemento e da fili di ferro zincato, simile a quella utilizzata per la coltivazione della vite.

Le Radici

Le Radici sono di dimensioni medio-grandi, carnose, e si sviluppano piuttosto in superficie.

I Fiori

I Fiori sono di colore paglierino e hanno da 5 a 8 petali.

Alcune piante presentano solo fiori femminili e produrranno successivamente i frutti.

Altre piante hanno soltanto fiori maschili, non producono frutti, ma sono indispensabili per l’impollinazione.

Le piante che, come l’actinidia, possiedono questa caratteristica vengono chiamate dioiche, cioè “con doppia casa”.

I fiori delle piante femminili vengono impollinati dalle api.

È quindi necessario che nelle loro vicinanze vi sia anche un certo numero di piante maschili, che producono polline.

Una sola pianta maschile è di solito sufficiente per impollinare 4-5 piante femminili.

La fioritura avviene in un periodo compreso tra la fine di maggio e l’inizio di giugno: è perciò scalare e piuttosto tardiva.

Le Foglie

Le Foglie sono di colore verde intenso e abbastanza lucide sulla pagina superiore.

La pagina inferiore è di colore verde più chiaro ed è caratterizzata di numerosi peli a forma di stella.

La crescita

L’Actinidia ha una crescita piuttosto lenta.

Per 3-4 anni dopo l’impianto si sviluppano solo gli organi vegetativi: foglie, fusti, radici.

La produzione inizia nel secondo o terzo anno dopo l’impianto e quindi aumenta, fino a raggiungere i massimi livelli quando la pianta ha circa 8-10 anni.

In seguito essa rimane stabile per parecchi anni; inizia a calare circa 20-22 anni dopo l’impianto.

La riduzione della produzione è più o meno rapida e inizia in momenti diversi a seconda della varietà.

La temperatura ottimale per la crescita dell’actinidia è di 20-23 °C; questa pianta vegeta bene anche quando la temperatura ambientale supera i 28 °C.

Le esigenze ambientali

L’Actinidia è una pianta che richiede per crescere molta luce; predilige perciò le posizioni soleggiate.

Non tollera l’ombra nemmeno per poche ore durante la giornata.

Nelle regioni dell’Italia centro-meridionale può essere coltivata anche in collina, fino a circa 700 m di altezza.

Non sopporta bene il freddo: in inverno non resiste a temperature inferiori a – 12 °C.

Il terreno destinato a ospitare questa coltura deve essere fresco, mediamente dotato di sostanza organica, con pH neutro oppure leggermente acido.

I valori del pH ottimale oscillano da 6 a 7,2.

Le varietà principali

Le varietà principali d’Actinidia possono essere classificate in 2 grandi gruppi, in base al tipo di fiori che presentano.

Varietà pistillifere

Producono fiori femminili, in cui sono sviluppati solo i pistilli.

Questi organi contengono gli ovuli, cioè le cellule sessuali femminili, che sono destinate a essere fecondate dal polline e produrranno i semi.

Le varietà pistillifere proposte su Euro Plants Vivai sono qui sotto elencate.

  • Fresh Jumbo
  • Hayward. La varietà più diffusa nel nostro Paese; abbastanza vigorosa, resiste bene al freddo ed è piuttosto rustica. La sua produzione inizia alcuni anni dopo l’impianto. I frutti, del peso di 90-100 g, hanno forma ovale, la polpa di colore verde con sfumature giallo-paglierino, abbastanza profumata, e possono essere conservati per un lungo periodo in frigorifero.
  • Jinfeng
  • Red Jumbo

Varietà Staminifire

Producono fiori maschili, nei quali sono sviluppati solo gli stami.

Questi organi contengono i granuli di polline, cioè le cellule sessuali maschili, destinate a fecondare gli ovuli dei fiori femminili.

Le varietà staminifere proposte su Euro Plants Vivai sono qui sotto elencate.

  • Tomuri: abbastanza vigorosa, fiorisce tra la fine del mese di maggio e l’inizio di giugno, con temporaneamente alla Hayward. La Tamuri risulta particolarmente adatta per impollinare quest’ultima varietà.

Il Terreno

Prima di effettuare l’impianto dell’actinidia è necessario preparare il terreno con cura.

Quando il suolo contiene una quantità limitata o media di argilla, cioè se è sciolto oppure di medio impasto, nel periodo che va dalla metà di agosto alla fine di settembre è necessario eseguire una vangatura a una profondità di 30-40 cm circa.

Se terreni sono argillosi, è opportuno invece eseguire il lavoro a una profondità superiore, pari a 50-60 cm: è anzi preferibile effettuare una vangatura doppia.

Ciò per favorire lo smaltimento delle acque in eccesso, che nei terreni argillosi tendono a ristagnare in superficie.

Prima di eseguire l’impianto in pieno campo, è necessario lavorare il terreno con la zappa e il rastrello, per sminuzzare bene le zolle e pareggiare la superficie.

Per soddisfare le esigenze di una famiglia formata da 4 persone è sufficiente coltivare circa 3-4 piante di actinidia femminili, naturalmente oltre a una maschile, che serve per impollinarle.

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L’Impianto

Impiantare un frutteto di actinedia non è difficile.

Bisogna però eseguire tutte le operazioni con molta attenzione perché un errore anche piccolo può compromettere l’attecchimento delle piantine.

L’impianto va eseguito prima che inizi il pericolo di gelate, altrimenti alcune piantine potrebbero morire senza aver attecchito determinando notevoli perdite nella coltivazione.

L’epoca migliore per l’impianto è L’autunno, nel periodo compreso tra l’inizio di ottobre e la fine di novembre, a seconda delle condizioni climatiche della zona.

Se l’inverno è molto rigido, l’impianto può anche essere eseguito in primavera, non appena la temperatura della notte si sarà stabilmente assestata su livelli che siano superiori ai 3-4 °C.
In linea di massima si possono seguire le indicazioni qui sotto fornite.

Bisogna scavare alcune fosse alla profondità di 15-20 cm, distanziate l’una dall’altra da 3 a 5 m, a seconda della vigoria della pianta di actinidia e della forma di allevamento scelta.

Le dimensioni delle fosse dovranno essere un po’ più grandi di quelle del pane di terra che avvolge le barbatelle.

Questa operazione va eseguita dopo aver effettuato tutti i lavori di preparazione del terreno già descritti.

Si dispongono gli estoni da impiantare nelle fosse, a una distanza di 2-4 m l’uno dall’altro, a seconda della forma di allevamento scelta. Le basi delle piante vanno ricoperte con un po’ di terra, finche la superficie del suolo risulti ben pareggiata.

Si Comprime poi leggermente il terreno intorno alla pianta per farlo aderire bene alle radici, quindi si apporta nuova terra per colmare gli infossamenti che si formano.

Si ripete più volte l’operazione finché il suolo non risulta abbastanza compresso e la sua superficie perfettamente piana.

Contemporaneamente all’impianto, é necessario predisporre un’adeguata struttura che possa sostenere la pianta durante l”intero periodo della sua crescita.

La Potatura

La coltivazione delle piante di actinidia richiede alcune potature regolari: queste vanno eseguite con procedimenti differenti a seconda della forma di allevamento prescelta e della varietà impiantata.

Le più comuni forme di allevamento dell’actinidia, simili a quelle adottate per la vite sono:

  • pergola;
  • tendone.

Dal momento in cui la pianta inizia a fruttificare, si deve eseguire ogni anno la potatura di produzione, che consiste nell’asportazione dei tralci che hanno esaurito la loro capacità produttiva.

Questa operazione va effettuata durante i mesi invernali, in un arco di tempo che va dalla caduta delle foglie a 2-3 settimane prima del previsto germogliamento, cioè nel periodo del riposo vegetativo.

La potatura di produzione si esegue in modo diverso a seconda della forma di allevamento prescelta.

I lavori da eseguire durante la coltivazione

La coltivazione dell’actinidia richiede, oltre alla potatura, altre lavorazioni che vanno eseguite regolarmente ogni anno. Ve le indichiamo qui di seguito.

Una rincalzata: va effettuata nelle località di collina alla fine dell’autunno, per proteggere bene il colletto delle piante, che è una zona piuttosto delicata, dal freddo.

Una o più sarchiature: vanno effettuate tra le file, per arieggiare lo strato superficiale del terreno ed eliminare le eventuali erbe infestanti.

Poiché le radici dell’actinidia non sono molto profonde, bisogna fare attenzione a non eseguire queste lavorazioni a una profondità superiore ai 25-30 cm, per non danneggiarle.

La concimazione

L’actinidia è una pianta che ha un bisogno medio di concimi.

Il suo fabbisogno nutritivo è indicato in dettaglio nella tabella.

La concimazione di impianto va eseguita contemporaneamente allo scasso, mescolando alla terra un po’ di letame o di compost ben maturi, in ragione di 5-6 kg/mq.

In alternativa, si possono distribuire alcuni concimi chimici, fornendo tutto il fosforo, il potassio e il calcio necessari e una quantità di azoto pari a circa 1/2 o al massimo 2/3 della dose consigliata nella tabella, sotto forma di concime a lento effetto (urea o un altro concime contenente azoto ammoniacale).

In primavera, 2-3 settimane prima del germogliamento, bisogna distribuire la rimanente dose di azoto, sotto forma di concime a pronto effetto, che contiene cioè azoto nitrico.

Durante gli anni successivi all’impianto, è necessario somministrare regolarmente i concimi chimici, secondo le dosi consigliate nella tabella, suddividendo la concimazione in 2 fasi.

Per arricchire il terreno di sostanza organica, è bene effettuare una concimazione autunnale con letame o compost, in ragione di 7-8 kg/mq, almeno ogni 3 anni. In questo caso, a concimazione organica sostituisce quella chimica, che perciò non va eseguita durante lo stesso anno.

L’operazione, in entrambi i casi, va effettuata distribuendo sulla superficie del terreno i concimi chimici o quelli organici necessari e interrandoli successivamente con una zappettata che raggiunga la profondità di 20-25 cm.

Quantità media di principio attivo necessaria per ogni KG di prodotto

  • Azoto (N) g 3
  • Anidride fosforica (P2O5) g 1,5
  • Ossido di potassio (K2O) g 2,5
  • Ossido di calcio (CaO) g 1

Quantità media di principio attivo necessaria per 10 Mq di terreno

  • Azoto (N) g 240
  • Anidride fosforica (P2O5) g 120
  • Ossido di potassio (K2O) g 200
  • Ossido di calcio (CaO) g 80

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Irrigazione

Questa specie richiede molta acqua: da 800 a 1000 mm circa all’anno concentrati in primavera in estate.

È bene scegliere un metodo che permetta di apportare quantità limitate di acqua ogni volta, come il metodo di irrigazione a goccia o quello a pioggia lenta.

Questo accorgimento è necessario soprattutto nelle regioni centro-meridionali, nelle quali l’acqua scarseggia.

È preferibile distribuire l’acqua sul terreno e non sulle piante.

Occorre inoltre evitare di bagnare i frutti, soprattutto nelle ore più calde della giornata, poiché le goccioline d’acqua che rimangono sopra di essi si comportano come una lente e concentrano i raggi del sole sulla loro superficie causando gravi ustioni.

Inoltre un eccesso di umidità favorisce l’insorgere di marciumi.

La raccolta

La raccolta va eseguita nel periodo dell’anno compreso tra la metà di ottobre e la metà di novembre, a seconda della varietà.

Il frutto va staccato con delicatezza dal picciolo a cui è collegato, afferrandolo con una mano e operando una leggera torsione.

La conservazione

Alcune varietà di kiwi possono essere conservate abbastanza a lungo in frigorifero (anche per 30-40 giorni), a una temperatura che sia compresa tra 0° e 1 °C a seconda della varietà.

Per fare in modo che si conservino meglio, si consiglia di inserire i kiwi in un sacchetto di plastica chiuso da un laccio e provvisto di piccoli fori che lascino traspirare i frutti, evitando cosi che si formi la condensa.

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Conclusione

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