Coltivare l’Arancio, la guida completa

PDPK di Mauro PanzarolaColtivazione, Guide2 Comments

L’arancio appartiene alla famiglia delle Rutacee, di cui fanno parte anche il limone, il pompelmo e il mandarino.

Si ritiene, in base agli studi più recenti, che questa pianta sia originaria dell’area sud-orientale dell’Asia.

La sua coltivazione veniva praticata in Cina già nell’epoca preistorica.

Semi di arance sono stati infatti ritrovati in scavi archeologici effettuati in Manciuria, tra costruzioni del 3000 a.C.

Le prime notizie storiche relative alla coltivazione dell’arancio in tale regione risalgono al 2200 a.C.

L’introduzione di questa pianta nell’area mediterranea è avvenuta, per opera degli Arabi, nel corso del III secolo d.C.

L’Italia è il principale Paese d’Europa che produce arance destinate al consumo diretto, seguita dalla Grecia e dalla Spagna.

In altri Paesi, come la Francia, la produzione viene destinata all’industria delle marmellate, delle confetture e della frutta sciroppata.

La coltivazione dell’arancio è praticata negli orti familiari di diverse regioni dell’Italia meridionale.

Quella specializzata è invece molto circoscritta: circa i 2/3 delle arance vendute sul mercato italiano provengono infatti dalla Sicilia.

Com’è fatta la Pianta

La specie principale, dalla quale deriva la maggior parte delle varietà coltivate, è l’arancio dolce (Citrus sinensis): si tratta di un albero che può raggiungere 4-5 m di altezza.

L’arancio amaro, chiamato anche “melangolo” (Citrus aurantium), viene utilizzato come pianta ornamentale e come portainnesto per la propagazione dell’arancio dolce e di altri tipi di agrumi.

L’arancio è una pianta arborea sempreverde.

Quando è innestato su un portainnesto abbastanza vigoroso, può dare una produzione abbondante per un periodo superiore a 20 anni.

Bisogna però tenere presente che la produzione, di solito, inizia 4 anni dopo l’impianto.

Se si selezionano portinnesti nanizzanti, che sono poco vigorosi, il periodo produttivo è anticipato: inizia 3 anni dopo l’impianto; ma ha una minore durata, non superiore a 17-18 anni.

I Frutti

Le parti utilizzate come alimento sono i frutti, le arance, che hanno dimensioni e colorazioni leggermente differenti a seconda della varietà.

Si tratta di bacche di dimensioni abbastanza grandi, che nel linguaggio botanico sono denominate esperidi.

Generalmente hanno la buccia arancione, con sfumature gialle nelle diverse tonalità.

La polpa è semiliquida, può avere un sapore aspro o dolce; in alcune varietà ha una colorazione giallo-arancione, in altre presenta alcuni pigmenti rossi.

I frutti hanno una forma golosa, una superficie irregolare e sono suddivisi in più spicchi.

Sotto la buccia, nella parte interna e tra uno spicchio e l’altro, si scorgono numerosi filamenti di colore bianco.

Il picciolo è piuttosto corto; di solito, durante la raccolta, si spezza nel punto in cui è collegato al frutto, per cui rimane unito al ramo.

Gli spicchi contengono i semi, in numero variabile e di colore bianchiccio.

Hanno dimensioni medie, forma ovale e sono abbastanza consistenti.

Gli spicchi di alcune varietà sono privi di semi.

I Fiori

I fiori, denominati zagare, sono bianchi e sbocciano nel periodo compreso tra la fine di febbraio e la fine di giugno.

Il Fusto

Il fusto è unico, ha un’altezza variabile da 1/2 m a oltre 2 m e sorregge la chioma.

Questa è abbastanza ampia ed è formata da 3 tipi di rami di diversa grandezza, elencati qui di seguito.

Le branche primarie, in numero variabile da 3 a 6, sono attaccate direttamente al tronco; esse hanno dimensioni abbastanza grandi.

Le branche secondarie si sviluppano dalle branche primarie e costituiscono insieme a queste lo scheletro permanente della chioma.

Esse vanno potate soltanto durante i primi anni della crescita, quando è necessario dare la forma definitiva alla pianta.

I rami fruttiferi sono collegati alle branche secondarie oppure direttamente alle primarie.

Dopo che hanno fruttificato, questi rami vanno periodicamente rinnovati per mezzo di una potatura ordinaria.

La crescita

L’arancio, come tutte le piante da frutto, ha una crescita piuttosto lenta, che si può riassumere nelle 4 fasi elencate qui di seguito.

La fase improduttiva: dopo l’impianto, per 3-4 anni, si sviluppano solo gli organi vegetativi: foglie, fusti, radici.

La fase di produttività crescente: la produzione, che è iniziata nel quarto o quinto anno dopo l’impianto, aumenta fino a raggiungere i massimi livelli quando la pianta ha 9-10 anni di vita.

La fase di produttività costante: dura 18-20 anni.

La fase di produttività decrescente: comincia 18-20 anni dopo l’impianto. La riduzione della produzione avviene con ritmi diversi a seconda della varietà.

Dopo 2-3 anni dall’inizio di questa fase conviene estirpare le piante, effettuando il cosiddetto espianto.

I tempi e i costi delle lavorazioni diventano infatti troppo elevati rispetto alla produzione che si riesce a ottenere.

La scelta del momento in cui praticare l’espianto va effettuata in base alla varietà e alle condizioni di salute delle piante.

La temperatura ottimale per la crescita dell’arancio è di 27-29 °C, la massima tollerata è di 32 °C.

Le esigenze ambientali

L’arancio richiede per crescere molta luce.

Predilige perciò le posizioni soleggiate e non tollera l’ombra nemmeno per poche ore al giorno.

Nelle regioni dell’Italia meridionale, questa pianta può essere coltivata anche in collina, ad altezze non superiori ai 400 m, perché non resiste bene alfreddo.

Se la temperatura tocca valori inferiori agli 0 °C la pianta subisce gravi danni.

È bene ricordare che, durante l’inverno, l’arancio non perde le foglie e non attraversa lo stadio di riposo vegetativo.

Un periodo molto critico è rappresentato dall’inizio della primavera: le brinate primaverili possono distruggere i fiori, che sbocciano nel mese di marzo, talvolta anche alla fine di febbraio.

Per questo motivo si consiglia di non coltivare l’arancio nelle località in cui l’inverno si protrae per lungo tempo e nelle quali esiste il rischio che si verifichino brinate anche a primavera inoltrata.

Il terreno più adatto per la crescita di questa coltura è fresco, ricco di sostanza organica e neutro, con un pH compreso tra i valori 6,5 e 7,5.

L’arancio cresce stentatamente nei terreni molto ricchi di argilla, perché non tollera bene i fenomeni di ristagno idrico che frequentemente si verificano sulla superficie di questo tipo di suoli.

Quando il terreno è eccessivamente umido, in ristagno di lunga durata (superiore a 2-3 giorni) può danneggiare la crescita delle radici, che possono morire per asfissia.

La piantano tollera bene nemmeno i terreni che contengono calcare in percentuale superiore al 5-6%.

In questo caso le foglie potrebbero ingiallire perché un elevato tasso di calcare impedisce l’assorbimento del ferro da parte delle radici.

Il Terreno

Prima di impiantare l’arancio è necessario lavorare il terreno con molta cura.

In un periodo che va da metà agosto alla fine di settembre è necessario eseguire uno scasso a una profondità che sia almeno pari a quella che si prevede raggiungeranno le radici quando la pianta sarà adulta.

Se le piante sono innestate su portinnesti tradizionali, molto vigorosi, si consiglia di effettuare questa lavorazione preliminare a una profondità di 120 cm.

Se si utilizzano invece i portinnesti nanizzanti, lo scasso va eseguito a una profondità non superiore a 80-90 cm.

Prima di procedere all’impianto in pieno campo è necessario lavorare il terreno con la zappa e il rastrello per sminuzzare bene le zolle e pareggiare perfettamente la superficie.

Per soddisfare il fabbisogno di una famiglia formata da 4 persone è sufficiente coltivare una pianta di arancio, se il portainnesto è vigoroso; sarà invece necessario coltivarne 2-3 se i portinnesti sono deboli.

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L’Impianto

L’impianto dell’aranceto è basato su un procedimento piuttosto complesso e richiede una particolare cura nell’esecuzione delle diverse operazioni.

Anche un piccolo errore può infatti compromettere l’attecchimento delle piantine.

È necessario fare attenzione a eseguire l’impianto prima della stagione invernale, altrimenti diverse piantine potrebbero morire senza aver attecchito, determinando cosi notevoli perdite nella coltivazione.

L’epoca migliore è l’autunno, precisamente il periodo compreso tra l’inizio di ottobre e la fine di novembre, a seconda del clima della zona.

Se l’inverno è piuttosto rigido, si può anche effettuare questa operazione in primavera, appena la temperatura notturna si è stabilmente assestata al di sopra di 6-7 °C.

In linea di massima è bene seguire le indicazioni riportate qui di seguito.

Si scavano delle buche nel terreno fino a una profondità di 20-30 cm e a una distanza di 3-4 m lungo la fila.

Tra una fila e l’altra vi deve essere una distanza di 5-6 m, a seconda della vigoria della pianta di arancio e della forma di allevamento scelta.

Le dimensioni delle buche dovranno essere leggermente superiori a quelle del pane di terra in cui sono avvolte le barbatelle da impiantare.

Gli estoni da impiantare devono essere disposti nelle buche, una distanza, come si è detto, di 3-4 m l’uno dall’altro: il pane di terra deve essere collocato al centro della buca.

Le basi delle piante vanno ricoperte con un po’ di terra, fino a che la superficie del suolo risulti be pareggiata.

Occorre poi comprimere leggermente la terra intorno alla pianta per farla aderire bene alle radici, quindi se ne apporta altra per colmare tutti gli infossamenti che si formano.

L’operazione va ripetuta più volte finché il suolo non risulterà abbastanza compresso e la sua superficie ben pareggiata.

La Potatura

La coltivazione delle piante di arancio richiede potature regolari, che vanno eseguite con procedimenti leggermente differenti a seconda delle varietà.

Durante i primi anni di crescita è bene eseguire una serie di tagli perdere alla pianta la forma definitiva che si è scelta, cioè la cosiddetta forma di allevamento.

Questo primo tipo di intervento prende il nome di potatura di allevamento e di solito termina dopo circa 4 anni dall’impianto, quando la struttura della chioma è in pratica completa.

Quando la pianta inizia a produrre frutti, cioè 2-3 anni dopo l’impianto, occorre invece intervenire tutti gli anni con una potatura di produzione, per eliminare i vecchi rami che hanno già fruttificato e consentire lo sviluppo di quelli giovani.

I rami fruttiferi hanno un ciclo produttivo di 1 solo anno e vanno eliminati in misura media del 50%.

Questa operazione deve essere eseguita nei mesi primaverili o all’inizio dell’anno.

Vi è un periodo, della durata di due-tre anni, nel quale la potatura di allevamento si esegue contemporaneamente a quella di produzione.

In pratica, con un’unica operazione si modifica la forma della pianta e si asportano i rami fruttiferi che hanno già prodotto e che sono ormai esauriti.

Le più comuni forme di allevamento dell’arancio sono 2:

  • globo;
  • chioma piena.

I lavori da eseguire durante la coltivazione

Oltre alla potatura, è bene eseguire ogni anno una o più sarchiature tra le file, per arieggiare lo strato superficiale del terreno ed eliminare le eventuali erbe infestanti.

Se si utilizzano portinnesti nanizzanti, è necessario fare attenzione a non spingere questa lavorazione nel terreno a una profondità superiore ai 25-30 cm, per non danneggiare le radici delle piante, che hanno uno sviluppo piuttosto superficiale.

La concimazione

La coltivazione dell’arancio richiede la somministrazione di concimi a base di azoto e potassio. Il fabbisogno nutritivo di questa pianta.

La concimazione di impianto si esegue contemporaneamente allo scasso, mescolando alla terra un po’ di letame o di compost ben maturi, in ragione di 6-7 kg/mq.

In alternativa, si possono distribuire dei concimi chimici, fornendo tutto il fosforo, il potassio il calcio necessari.

L’azoto, sotto forma di concime a lento effetto (urea o altro concime contenente azoto ammoniacale), va somministrato in una quantità pari a circa 1/2 o al massimo 2/3 della dose consigliata nella tabella. In primavera, ridistribuisce la rimanente dose di azoto, sotto forma di concime a pronto effetto, che contiene cioè azoto nitrico.

Durante gli anni successivi all’impianto, si dovranno somministrare regolarmente concimi chimici, secondo le dosi consigliate nella tabella, suddividendo la concimazione in due fasi.

Al fine di arricchire il terreno di sostanza organica, è necessario effettuare una concimazione autunnale con letame o compost, in ragione di 7-8 kg/mq, almeno ogni 3 anni.

È chiaro che in questo caso la concimazione organica sostituisce quella chimica, che perciò non deve essere eseguita nel corso dello stesso anno.

I concimi organici o chimici devono essere sempre distribuiti sulla superficie del terreno e successivamente interrati con una zappettata praticata a una profondità di 20-25 cm.

Quantità media di principio attivo necessaria per ogni KG di prodotto

  • Azoto (N) g 12
  • Anidride fosforica (P2O5) g 7
  • Ossido di potassio (K2O) g 16
  • Ossido di calcio (CaO) g 4

Quantità media di principio attivo necessaria per Mq di terreno

  • Azoto (N) g 240
  • Anidride fosforica (P2O5) g 140
  • Ossido di potassio (K2O) g 320
  • Ossido di calcio (CaO) g 80

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Irrigazione

La pianta di arancio, per crescere, richiede molta acqua: circa 700-1000 mm all’anno. Gli interventi vanno concentrati in primavera e in estate.

È consigliabile, comunque, adottare un metodo di irrigazione che permetta ogni volta di apportare quantità limitate di acqua, come il sistema di irrigazione a goccia o quello a pioggia lenta.

Nelle regioni meridionali, dove la coltivazione dell’arancio è molto diffusa, l’acqua è disponibile in quantità molto limitata e, quindi, non va sprecata.

Quando si adotta il metodo di irrigazione a pioggia, è preferibile distribuire l’acqua sul terreno e non direttamente sulle piante.

È bene infatti evitare di bagnare i frutti, soprattutto nelle ore più calde della giornata, perché le goccioline d’acqua si comportano come una lente e concentrano i raggi del sole sulla loro superficie provocando gravi ustioni.

Inoltre, l’eccesso di umidità sulla pianta può determinare la formazione di marciumi.

L’arancio può essere bagnato con il sistema di irrigazione per sommissione temporanea a conche.

La raccolta

La raccolta delle arance è scalare. Essa deve essere eseguita in epoche diverse a seconda della varietà.

Quelle molto precoci vanno raccolte entro dicembre; quelle a maturazione media nel periodo compreso tra l’inizio di gennaio e metà febbraio; le tardive dopo la metà di febbraio.

La raccolta deve essere effettuata in più riprese, in media due volte ogni 7 giorni per una-due settimane, a mano a mano che i frutti maturano.

Per staccare in modo corretto l’arancia è necessario afferrarla con una mano e operare una leggera torsione.

La conservazione

Le arance possono essere conservate in frigorifero per un periodo di tempo non superiore a 15-20 giorni, ad una temperatura compresa tra 4 e 7 °C a seconda delle varietà.

Si consiglia di metterle in un sacchetto di plastica chiuso da un laccio e provvisto di piccoli fiori, per evitare così all’interno di esso si formi la condensa.

Al fine di immagazzinare le arance in modo più ordinato si possono utilizzare appositi cartoni oppure fogli di plastica sagomati simili a quelli che gli ortolani collocano sul fondo delle cassette di frutta.

Il succo può essere surgelato, dopo essere stato versato nei contenitori, e così conservato per un periodo di circa sei (6) mesi.

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2 Comments on “Coltivare l’Arancio, la guida completa”

  1. Buongiorno, ho un albero d’arance e uno di mandarini ma nonostante li annaffi producono 20 frutti al massimo. Cosa posso fare?

    1. Gentile Sig Angelamaria,
      grazie per il suo Commento.

      Le consigliamo di provare una volta al mese, da Febbraio a Settembre, a concimare le Piante con un Concime per Agrumi.

      Tra i più indicati il Concime per Agrumi della Linfa, il quale contiene la farina di Lupini.

      Restando a disposizione,

      Cordiali Saluti.

      Mauro

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