Coltivare il Fico, la guida completa

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Il Fico appartiene alla famiglia delle Moracee (come il Gelso) ed è originario dell’Asia minore; oggi esso cresce spontaneamente nei terreni incolti e rocciosi dell’Europa meridionale.

Anche i Greci e i Romani si dedicavano alla coltivazione di questa Pianta e ne consumavano i frutti.

Nel nostro Paese il Fico è diffuso negli orti familiari di diverse regioni centrali e meridionali.

La coltivazione specializzata è molto circoscritta: circa i 3/4 dei fichi venduti sul mercato italiano provengono infatti da Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.

Com’è fatta la Pianta

Il Fico è una Pianta arborea che assume un portamento cespuglioso.

Esistono sia fichi coltivati che fichi selvatici.

La specie selvatica (Ficus carica caprificus), denominata caprifico, ha un’altezza ridotta.

Il caprifico si distingue dal Fico coltivato soprattutto perché ha le foglie più piccole e produce frutti stopposi e di minori dimensioni che non sono commestibili.

Un albero di fichi può avere una produzione abbondante per un periodo di tempo anche superiore a 25-30 anni.

La produzione di solito inizia 4-5 anni dopo l’impianto.

Il Fico ha modalità di vegetazione particolari.

Le radici emettono numerosi getti laterali, provvisti di gemme nella zona del colletto, chiamati polloni.

Il fusto delle varietà coltivate, unico e ramificato, forma una chioma piuttosto ampia, anche se non molto fitta.

Le foglie sono grandi, hanno il margine leggermente seghettato e sono di colore verde intenso.

Per la maggior parte sono suddivise in 3-5 lobi da incisioni di diversa profondità.

Alcune foglie, però, non sono suddivise in lobi: esse presentano una forma a cuore.

Sui rami più piccoli sbocciano i fiori, che hanno petali di modeste dimensioni e sono racchiusi in u n involucro carnoso, il ricettacolo, dalla forma di una pera.

I fiori del fico domestico non vengono fecondati: dopo la fioritura il ricettacolo si ingrossa fino a formare il frutto.

Questo, non essendo derivato da fecondazione, è considerato da un punto di vista botanico un falso frutto.

La crescita

Il Fico è un albero che ha una crescita piuttosto lenta.

Per 4-5 anni dopo l’impianto si sviluppano solo gli organi vegetativi: foglie, fusti, radici.

Una volta iniziata, al secondo o terzo anno dopo l’impianto, la produzione di frutti aumenta fino a raggiungere i massimi livelli quando la pianta ha circa 10-12 anni di vita.

Successivamente essa rimane costante per molti anni; inizia a calare circa 24-26 anni dopo l’impianto.

La riduzione della produzione è più o meno rapida e inizia in momenti diversi a seconda della varietà.

La temperatura migliore per la crescita è di 22-25 °C; questa pianta cresce bene anche quando la temperatura ambientale molto alta, superiore ai 30 °C.

Le esigenze ambientali

Il Fico è una pianta che per crescere richiede molta luce; esso predilige, perciò, le posizioni soleggiate e non tollera l’ombra nemmeno per poche ore durante la giornata.

Nelle regioni dell’Italia meridionale può essere coltivato anche in collina, fino a circa 700 m di altezza.

Non sopporta, però, il freddo: in inverno resiste fino a una temperatura di -8 °C.

Il terreno più adatto per la crescita di questa coltura è fresco, mediamente ricco di sostanza organica, neutro oppure leggermente acido.

Il pH ottimale è compreso tra i valori 6,2 e 7,5.

Le varietà principali

Tutte le varietà disponibili su Euro Plants Vivai presentate per epoca di maturazione sono disponibili nella seguente guida: Guida Epoca Maturazione Fico.

Il Terreno

Prima di eseguire l’impianto bisogna lavorare il terreno con molta cura.

Se i terreni contengono una quantità limitata o media di argilla, cioè se sono sciolti oppure di medio impasto, nel periodo che va da metà agosto alla fine di settembre è bene eseguire una vangatura a una profondità di 30-40-40 cm circa.

Quando invece i terreni sono argillosi, è opportuno lavorarli a una profondità superiore, pari a 50-60 cm: anzi è preferibile effettuare una vangatura doppia.

Ciò per favorire lo smaltimento delle acque in eccesso, che nei terreni argillosi tendono a ristagnare in superficie.

Prima di eseguire l’impianto in pieno campo è necessario lavorare il terreno con la zappa e con il rastrello, per sminuzzare le zolle e pareggiare bene la superficie.

Per soddisfare le esigenze di una famiglia formata da 4 persone è sufficiente coltivare nell’orto 1-2 piante di fico.

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La Potatura

La coltivazione delle piante di Fico non richiede eccessive potature.

Bisogna però effettuare i due tipi di potatura illustrati qui di seguito.

Potatura di allevamento

La potatura di allevamento si deve eseguire durante i primi anni di crescita.

Si praticano una serie di tagli per dare alla pianta la forma definitiva che si è scelta, cioè la cosiddetta “forma di allevamento”.

Questi interventi in genere terminano 4-5 anni dopo l’impianto, quando la struttura della chioma è in pratica completata.

Potatura di produzione

Quando la pianta inizia a produrre frutti, ci si può limitare a eliminare i rametti che eventualmente crescono sul fusto e a rinnovare i rami fruttiferi vecchi per consentire lo sviluppo di quelli giovani che devono fruttificare.

Questa operazione va eseguita durante i mesi invernali, in un arco di tempo che va dalla caduta delle foglie a 2-3 settimane prima del previsto germogliamento, cioè nel periodo del cosiddetto riposo vegetativo.

Le forme di allevamento più comuni del fico sono le seguenti:

  • vaso emiliano;
  • globo.

I lavori da eseguire durante la coltivazione

Oltre alla potatura, le lavorazioni che vanno eseguite regolarmente nel corso di ogni anno sono:

  • la rincalzata, da effettuare alla fine della stagione autunnale, per proteggere bene il colletto delle piante dai freddi invernali;
  • una o più sarchiature, che vanno effettuate tra le file per arieggiare lo strato super filiale del terreno ed eliminare le eventuali erbe infestanti.

La concimazione

Il Fico non richiede concimazioni particolari.

Il suo fabbisogno nutritivo, è medio.

La concimazione di impianto si esegue contemporaneamente alla vangatura, interrando un po’ di letame o di compost ben maturi, in ragione di 2-3 kg/mq.

In alternativa, si possono distribuire alcuni concimi chimici, fornendo tutto il fosforo, il potassio e il calcio necessari e una quantità di azoto pari a circa metà o amassimo ai 2/3 della dose consigliata nella tabella, sotto forma di concime a lento effetto (urea o un altro concime contenente azoto ammoniacale).

In primavera, 2-3 settimane prima del germogliamento, si distribuisce la rimanente dose di azoto, sotto forma di concime a pronto effetto, che contiene cioè azoto nitrico.

Durante gli anni successivi all’impianto, si distribuiscono regolarmente i concimi chimici, secondo le dosi consigliate nella tabella, suddividendo la concimazione in 2 fasi, come descritto sopra.

Per arricchire il terreno di sostanza organica, è bene effettuare almeno ogni 3-4 anni una concimazione autunnale con letame o compost, in ragione di 3-4 kg/mq.

In questo caso, naturalmente, la concimazione organica sostituisce la concimazione chimica, che perciò non va eseguita.

Quantità media di principio attivo necessaria per ogni KG di prodotto

  • Azoto (N) g 5
  • Anidride fosforica (P2O5) g 2
  • Ossido di potassio (K2O) g 86
  • Ossido di calcio (CaO) g 2

Quantità media di principio attivo necessaria per Mq di terreno

  • Azoto (N) g 0,5
  • Anidride fosforica (P2O5) g 0,2
  • Ossido di potassio (K2O) g 0,8
  • Ossido di calcio (CaO) g 0,2
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Irrigazione

Il Fico non ha bisogno di molta acqua.

Tuttavia, nelle località in cui il clima è arido oppure il terreno è ricco di sabbia o di ghiaia e non trattiene bene l’acqua, è consigliabile irrigare, scegliendo un metodo che permetta di apportare quantità limitate di acqua, come quello a goccia o quello a pioggia lenta.

Se si opta per il sistema di irrigazione a pioggia, è preferibile distribuire l’acqua sul terreno, e non direttamente sulle piante.

È infatti opportuno evitare di bagnare i frutti, soprattutto durante le ore più calde della giornata, quando le goccioline d’acqua potrebbero concentrare i raggi del sole sulla loro superficie provocando gravi ustioni. Inoltre, un eccesso di umidità sulla pianta favorisce l’insorgere di marciumi.

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Conclusione

Ha già coltivato dei Fichi?

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