Coltivare il Kaki, la guida completa

PDPK di Mauro PanzarolaColtivazione, GuideLasciare un Commento

Il Kaki fa parte della famiglia delle Ebenacee, alla quale appartengono tutte le piante che forniscono il tipo di legno conosciuto con il nome di ebano.

Si tratta di una pianta originaria della Cina meridionale; da questa area geografica è quindi iniziata la sua diffusione in tutta la parte orientale dell’Asia, in particolare nel Giappone.

La specie è conosciuta anche con il nome di “Loto del Giappone”.

Per la sua bontà, i Greci consideravano il Kaki un cibo caro agli Dei.

In Europa la coltivazione intensiva di questa pianta, importata dal Giappone, si è diffusa verso la fine del secolo scorso.

I primi kaki furono piantati nel 1870 a Firenze, nel giardino di Boboli.

Oggi, da noi, il Kaki è presente negli orti familiari di diverse regioni, sia centro-meridionali che settentrionali.

La coltivazione specializzata è invece molto circoscritta: circa i 3/4 del Kaki che son venduti sul mercato italiano provengono infatti dalla Campania e dall’Emilia-Romagna.

Com’è fatta la Pianta

Il Kaki è una pianta arborea che può raggiungere un’altezza massima di 5-6 m.

Un impianto di Kaki, se ben curato, può dare una produzione abbondante per un periodo di tempo pari a 25-30 anni o anche più.

È bene però tener presente che la produzione di frutti inizia 4-5 anni dopo l’impianto.

La parte utilizzata è il frutto, una bocca di grosse dimensioni che di solito ha una forma rotonda, ma che in alcune varietà può essere appiattita o appuntita.

La buccia ha una colorazione giallo-arancio ed è piuttosto sottile, mentre la polpa ha una colorazione arancio molto scuro che tende al bruno.

Le varietà tradizionali producono frutti privi di semi che si possono consumare solo quando la polpa è divenuta molle e di colore più scuro, ovvero quando hanno superato lo stadio di maturazione.

In questo caso il frutto viene definito ammezzato.

Nei frutti immaturi la polpa è più chiara e aspra e ha proprietà astringenti.

I frutti di altre varietà, di più recente introduzione, possono essere consumati subito dopo che sono stati raccolti; sono comunemente conosciuti con il nome di Kaki-Mela.

Il fusto è unico e si sviluppa formando una chioma ampia e abbastanza folta.

Le foglie, di grandi dimensioni, larghe e lucide, hanno una forma ovale, sono di colore verde intenso e prive di peli.

I fiori, che sbocciano sui rami più piccoli, sono caratterizzati da petali poco appariscenti.

Dal punto di vista della fioritura le varietà possono essere classificate in:

  • varietà con fiori solo femminili: sono destinate alla produzione dei frutti;
  • varietà con fiori maschili: verranno utilizzate per impollinare le altre varietà. Una pianta di questo tipo è sufficiente per impollinare 4-5 piante femminili.

La crescita

Il Kaki è un albero che ha una crescita piuttosto lenta: per un periodo di 4-5 anni dopo l’impianto si sviluppano soltanto gli organi vegetativi: foglie, fusti, radici.

Successivamente, una volta iniziata nel secondo o terzo anno dopo l’impianto, la produzione aumenta fino a raggiungere i massimi livelli quando la pianta ha degli 8 ai 10 anni di vita.

In seguito essa rimane stabile per molti anni; inizia a calare dopo circa 22-24 anni dall’impianto.

Tale riduzione della produzione è più o meno rapida e inizia in momenti diversi a seconda della varietà cui la pianta appartiene.

La temperatura ottimale per la crescita del kaki è di 20-22 °C.

Questa pianta resiste abbastanza al freddo.

Se si selezionano portinnesti particolarmente resistenti al gelo sopporta temperature minime invernali anche di -10 °C.

Le esigenze ambientali

Il Kaki per crescere richiede molta luce; predilige perciò le posizioni soleggiate e non tollera l’ombra nemmeno per poche ore nel corso della giornata.

Da noi questa pianta può essere coltivata anche in collina: nelle regioni meridionali fino a circa 1000 m di altezza, in quelle settentrionali fino a circa 600 m.

Il terreno più adatto per questa coltura è fresco, mediamente dotato di sostanza organica, con pH neutro oppure leggermente acido.

Il pH ottimale oscilla tra i valori 6,2 e 7,5.

Le varietà principali

Tutte le varietà disponibili su Euro Plants Vivai presentate per epoca di maturazione sono disponibili nella seguente guida: Guida Epoca Maturazione Kaki.

Il Terreno

Prima di eseguire l’impianto del Kaki bisogna lavorare il terreno con molta cura.

Se il suolo contiene una quantità limitata o media di argilla, cioè se è sciolto oppure di medio impasto, nel periodo dell’anno compreso tra settembre e ottobre si deve eseguire una vangatura a una profondità di 30-40 cm.

Se il terreno è argilloso, è bene eseguire un lavoro di preparazione a una profondità superiore, pari a 50-60 cm.

È anzi preferibile effettuare una vangatura doppia, per favorire lo smaltimento delle acque in eccesso, che nei terreni argillosi tendono frequentemente a ristagnare in superficie.

Prima di eseguire l’impianto in pieno campo, è inoltre necessario lavorare il terreno con la zappa e il rastrello, in modo da sminuzzare bene le zolle e pareggiare perfettamente la superficie.

Per soddisfare le esigenze di una famiglia formata da 4 persone è sufficiente coltivare circa 1-2 piante di kaki.

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L’impianto

Impiantare un frutteto di Kaki è abbastanza facile: si richiede solo attenzione nell’esecuzione delle diverse operazioni perché un errore anche piccolo può compromettere l’attecchimento delle piantine.

L’epoca migliore per eseguire l’impianto è l’autunno, nel periodo compreso tra l’inizio di ottobre e la fine di novembre, a seconda delle condizioni climatiche della zona.

In linea di massima si possono seguire le indicazioni qui sotto riportate.

Si scavano alcune buche alla profondità di 20-30 cm. e alle distanze consigliate:

  • distanza tra le file 4,5-5,5 m;
  • distanza tra le piante: 4-5 m.

Questa operazione va eseguita dopo aver effettuato tutti i lavori di preparazione del terreno già descritti.

Si dispone sul fondo delle buche uno strato di ghiaia, che permette di assorbire l’acqua in eccesso e di evitare la formazione di ristagni idrici, molto dannosi per questa pianta.

Una volta inserito le piante nelle buche, vanno ricoperte con un po’ di terra, finche il terreno risulta perfettamente pareggiato.

La Potatura

La coltivazione delle piante di Kaki richiede potature regolari, che vengono eseguite con procedimenti leggermente differenti a seconda della varietà.

La potatura ordinaria, quella cioè che viene comunemente effettuata, risponde a due diversi scopi.

Potatura di allevamento

Durante i primi anni di crescita è bene effettuare una serie di tagli per dare alla pianta la forma definitiva che si è scelta, cioè la cosiddetta forma di allevamento.

Questo primo tipo di intervento prende il nome di potatura di allevamento e, di solito, termina dopo circa 4 anni dall’impianto, quando la struttura della chioma della pianta è in pratica completa.

Potatura di produzione

Quando la pianta inizia a produrre frutti, dopo 2-3 anni dall’impianto, è necessario intervenire annualmente con una potatura regolare, per rinnovare i rami che hanno già fruttificato.

L’operazione consiste, dunque, nell’eliminazione dei rami vecchi per consentire lo sviluppo di quelli giovani, che produrranno nuovi frutti.

Questo secondo tipo di intervento si chiama potatura di produzione.

Tale operazione viene effettuata durante i mesi invernali, in un arco di tempo che va dalla caduta delle foglie a 2-3 settimane prima del previsto germogliamento, cioè nella fase del cosiddetto riposo vegetativo.

Vi è un periodo, della durata di 2-3 anni, nel quale la potatura di allevamento si esegue contemporaneamente a quella di produzione.

In pratica, con un’unica operazione un potatore esporto modifica la forma della pianta e asporta i rami a frutto che hanno già prodotto e sono ormai esauriti.

La potatura di produzione richiede una tecnica differente a seconda dei rami fruttiferi.

I dardi fioriferi non devono essere mai potati perché hanno un ciclo produttivo molto lungo.

I brindilli e i rami misti, che invece hanno un ciclo produttivo di un solo anno, devono essere eliminati nella misura media del 50%.

Sulla pianta si possono trovare contemporaneamente brindilli e rami misti dell’anno in corso, che devono ancora fruttificare, e altri dell’anno precedente, che hanno già prodotto frutti.

Solo questi ultimi devono essere eliminati.

Le forme di allevamento più comuni del pesco sono le seguenti:

  • vaso emiliano;
  • vaso californiano;
  • palmetta;
  • fumetto.

I lavori da eseguire durante la coltivazione

Oltre alla potatura, è bene eseguire ogni anno una o più sarchiature tra le file, per arieggiare lo strato superficiale del terreno ed eliminare le eventuali erbe infestanti.

Per quasi tutte le varietà è necessario effettuare un diradamento dei frutti.

I Kaki, infatti, tendono a produrne in notevole quantità.

Non tutti, però, devono essere lasciati maturare, perché alla fine si otterrebbe una produzione di Kaki piccoli e di qualità scadente.

È necessario, pertanto, asportare i frutti più piccoli e deboli, o quelli che crescono a distanza troppo ravvicinata ostacolando si a vicenda.

Tale operazione va di solito effettuata circa un mese dopo la fioritura, cioè dalla seconda metà di aprile all’inizio di maggio, a seconda delle zone.

Negli orti familiari, poiché il numero di piante presenti è ridotto, questa operazione viene eseguita manualmente.

Irrigazione

La pianta di Kaki, per svilupparsi, richiede la somministrazione di una discreta quantità di acqua: circa 600 mm all’anno, concentrati in primavera e in estate.

È consigliabile, pertanto, adottare un sistema di irrigazione che permetta ogni volta di apportare quantità limitate di acqua, come per esempio il sistema a goccia o quello a pioggia lenta.

Bisogna evitare anche gli eccessi: un apporto di acqua esagerato, infatti, favorisce la crescita delle foglie e dei germogli a scapito di quella dei frutti e riduce la consistenza della polpa, rendendo cosi i Kaki meno conservabili e compromettendone la qualità.

Inoltre, un’irrigazione troppo abbondante, soprattutto se eseguita dopo un periodo di siccità, può provocare un precoce accrescimento della polpa, che, gonfiandosi di acqua, non permette alla buccia di svilupparsi.

Quando si adotta il metodo di irrigazione a pioggia, è preferibile distribuire l’acqua sul terreno e non direttamente sulle piante.

È bene infatti evitare di bagnare i frutti, soprattutto durante le ore più calde della giornata, perché le goccioline d’acqua si comportano come una lente e concentrano i raggi del sole sulla loro superficie provocando gravi ustioni.

Inoltre, l’eccesso di umidità sulla pianta può facilmente determinare l’insorgere di marciumi e la pianta può soffrirne.

Il Kaki, infatti, è molto sensibile ai ristagni idrici.

La concimazione

Il Kaki è una pianta che richiede una buona concimazione: in particolare necessita dell’apporto di azoto e di potassio.

La concimazione di impianto si esegue contemporaneamente allo scasso, mescolando alla terra letame o compost ben maturi, in ragione di 6-7 kg/mq.

In alternativa, si possono distribuire concimi chimici, fornendo tutto il fosforo, il potassio e il calcio necessari e una quantità di azoto pari a circa 1/2 o al massimo 2/3 della dose consigliata nella tabella, sotto forma di concime a lento effetto (Urea o un altro concime contenente azoto ammoniacale).

In primavera, 2-3 settimane prima del germogliamento, si distribuisce la rimanente dose di azoto, sotto forma di concime a pronto effetto, che contiene cioè azoto nitrico.

Durante gli anni successivi all’impianto, si somministrano concimi chimici, secondo le dosi consigliate nella tabella, suddividendo la concimazione in 2 fasi.

Per arricchire il terreno di sostanza organica, è necessario effettuare anche una concimazione autunnale con letame o compost, in ragione di 7-8 kg/mq, almeno ogni 3 anni.

In questo caso, la concimazione organica sostituisce quella chimica, che perciò non deve essere eseguita nel corso dello stesso anno.

I concimi devono essere sempre somministrati sulla superficie del terreno e, successivamente, interrati con una zappettata praticata a una profondità di 20-25 cm.

Quantità media di principio attivo necessaria per ogni KG di prodotto

  • Azoto (N) g 5
  • Anidride fosforica (P2O5) g 1
  • Ossido di potassio (K2O) g 4
  • Ossido di calcio (CaO) g 1

Quantità media di principio attivo necessaria per Mq di terreno

  • Azoto (N) g 200
  • Anidride fosforica (P2O5) g 40
  • Ossido di potassio (K2O) g 160
  • Ossido di calcio (CaO) g 40

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Conclusione

Ha già coltivato dei Kaki?

Vorrebbe coltivare dei Kaki?

Qual è la varietà di Kaki che preferisce?

Per tutte domande, informazioni, esperienze non esitati a lasciare un Commento a seguire in questo Articolo, una nostra risposta seguirà entro le prossime 24 ore lavorative.

Allo stesso tempo, la nostra Community è la benvenuta a partecipare a tutte conversazioni in merito.

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PDPK di Mauro Panzarola

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